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giovedì 17 settembre 2009 |
Grazie Piero!
Basta, accusare Piero Sansonetti di essere andato stavolta «oltre il giardino», cioè oltre le apparizioni bertinottiane, che almeno avevano l’ambigua scusante della rappresentatività. Basta, puntare il dito perché, nello sforzo dichiarato di essere «l’altro» – il diverso, il non omologato - è invece prepotentemente entrato con tutte le scarpe dentro la sceneggiatura e la scenografia della corte dei miracoli di Porta a Porta. Con Vespa, quinta carica dello stato, impegnato a gettare il salvagente all’utilizzatore finale, il naufrago di Arcore.
Troppo facile e feroce denunciare l’apparizione ectoplasmatica di Sansonetti dai mega-video per l’occasione più giganti che mai, quasi a volere mostrare il «grande ruolo» assegnato all’informazione da parte dell’uomo che ne è per gran parte proprietario e che ogni giorno minaccia, ricatta e bastona quella che non gli appartiene e quella indipendente. E poi, non aveva Piero Sansonetti spiegato la sua scelta di andare con una motivazione «estremista» («Ci vado, perché la spartizione delle poltrone in tv riguarda anche il Pd»)?
Un solo interrogativo: alla poltrona di chi si è seduto stavolta Piero Sansonetti? Perché, come non vedere nelle parti assegnate la comparsata da recitare in rappresentanza di una sinistra che non c’è, meglio se c’è un caratterista che la parte la sa a memoria?
Basta con queste denunce e accuse d’altri tempi. Con la smania di esserci e d’apparire, Piero Sansonetti, probabilmente, ha fondato una corrente di pensiero e un modo d’essere della sinistra e del giornalismo: il sansonettialismo, vale a dire il sensazionalismo dell’annuncio di sé. Dando dimostrazione, coraggiosa e virtuosa, che l’egotismo di sinistra probabilmente è peggiore di quello di destra.
Per un destino crudele, nello stesso giorno di questa «prova», è venuto da lontano, dalla martoriata Baghdad un messaggio importante. È stato liberato Muntazer al-Zeidi, il giornalista responsabile di avere lanciato due scarpe contro Bush e che, oltre a denunciare di essere stato torturato, ha rivendicato il gesto proprio in quanto giornalista perché, ha spiegato, la conferenza stampa del presidente americano e di Al Maliki era un teatrino apparecchiato, le domande veramente fastidiose non si dovevano fare. Non possiamo certo chiedere a tutti di avere lo stesso coraggio degli iracheni e dei giornalisti iracheni. Ma certo sarebbe ora di uscire dall’agenda di Berlusconi.
Comunque, grazie Piero. Con la comparsa come sponda del presidente del consiglio, abbiamo finalmente capito appieno il senso di un titolo che ti appartiene e al quale, sappiamo sei particolarmente affezionato: «Sinistra, fai schifo». Ora L’Isola dei famosi non te la leva nessuno.
Tommaso Di Francesco
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lunedì 10 agosto 2009 |
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Finta retromarcia di Calderoli su gabbie salariali. PRC: aumentare gli stipendi
Gabbie salariali sì, no, forse Ma al Sud esistono già Al Sud si guadagna il 30 per cento in meno
Uno studio della Cgia rivela che la busta-paga media in Lombardia è di quasi 8mila euro più alta di quella della Calabria
Siamo alla solita operazione di depistaggio messa in atto dalla Lega di Bossi e Calderoli. Prima scagliano la pietra, poi nascondono la mano. Nel frattempo, l'effetto domino è assicurato.
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domenica 02 agosto 2009 |
- La Lega Nord e mio zio Mario da Tommaso Merlo
Per capire la Lega Nord devo pensare a mio zio Mario. Un duro, un vero padano che pensa a badilate. Studi pochi e mal digeriti ma idee politiche verdissime. Era ancora sbarbato, lo zio Mario, quando ha cominciato ad alzarsi alle sei nel freddo e nella nebbia, e lo ha fatto per 40 anni senza un giorno di malattia. Oggi, uomo di mezza eta’, gira a testa alta come quelle cicale che hanno fatto la propria parte e si sentono in diritto di detestare le formiche lazzarone, soprattutto se nere. |
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