| Lavoro, ritorno al Medio Evo ... A proposito, buon 8 marzo! |
| luned́ 08 marzo 2010 | |
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Lavoro, ritorno al Medio Evo ... A proposito, buon 8 marzo! Lidia Menapace Che cosa pensano di fare? una cosa moderna, postmoderna, di fine della storia, di pensiero unico? Va di moda il barocco, stanno facendo una operazione di Controriforma. Nella sua tomba l'autore della Storia dell'età barocca in Italia , che definì quel periodo splendido per musica, architettura, teatro, pittura, dolcezza del vivere, ma di crisi profonda della civiltà politica e della libertà e indipendenza per «mancanza di entusiasmo morale» si rigira inquieto: si tratta - come è noto - di un famoso rivoluzionario estremista quasi comunista ante litteram, che rispondeva al nome di Benedetto Croce. Q uanto al grandissimo Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio incorse nella censura di un cardinale che gli rifiutò di mettere nella chiesa di cui era titolare uno straordinario dipinto, la Madonna dei palafrenieri, perché - in modo irrispettoso per lo spazio sacro - due palafrenieri malvestiti vi sono rappresentati in ginocchio davanti alla Madonna e mettono in vista in primo piano le piante callose e non proprio pulite dei loro piedi scalzi. I palafrenieri erano una corporazione che esisteva ancora nell'età barocca. In verità anche oggi si vuol tornare indietro e la proposta di far decidere le questioni di diritto del lavoro con l'arbitrato, vuol dire regredire fino al Medioevo quando esistevano le corporazioni di Arti e Mestieri, e magari una corporazione potente e ricca poteva farsi fare un quadro dal Caravaggio, ma l'autorità religiosa poteva anche rifiutarglielo: il lavoro era organizzato per corporazioni di Arti e Mestieri, ciascuna col suo santo protettore, le feste, le liturgie e per risolvere le contese avevano l'istituto dell'arbitrato obbligatorio e insindacabile. Bei tempi! Le corporazioni durarono fino alla rivoluzione industriale, quando, fondando sulle costituzioni liberali europee che riconoscevano diritto di associazione gli operai e le operaie costituirono (non senza repressioni sanguinose e rifiuti durissimi) i sindacati che erano controparti e decidevano le relazioni tra le due classi in modo contrattuale. La chiesa rimase a lungo a guardare, peraltro considerando i sindacati una cosa diabolica, violenta, disordinata. Bisognò arrivare al 1882 (l'anno in cui a Genova si celebrò il primo congresso nazionale del più antico partito di sinistra del nostro paese, il Psi) per ottenere un certo riconoscimento dell'organizzazione sindacale e in contemporanea la Rerum novarum di papa Leone XIII, che - dopo aver riaffermato che le corporazioni sono meglio - ammise che il sindacato è però lecito. Fu proprio un coraggioso motu proprio del papa, perché vescovi e cardinali interpellati mentre Leone scriveva l'enciclica, si dissero - tutti o quasi - favorevoli alle corporazioni con arbitrato obbligatorio e insindacabile. Dopo la sua elezione Benedetto XVI ha accennato ad azioni sindacali con accordo obbligatorio e appena la Cisl ha accennato a un'ipotesi di tal tipo, chiamandola una ipotesi di rinnovamento sindacale, il papa l'ha ricevuta con grande rilievo e caloroso appoggio. Siamo dunque a un pauroso balzo all'indietro, che in buon italiano si chiama reazione e tale atteggiamento è re-a-zio-na-ri-o in tutte lettere e a gran voce. Tra l'altro, se un arbitro si troverà a giudicare se è lecito il licenziamento di una donna incinta o che si sposa o che convive ecc,, non pensate che la sua "equità" gli farà dire che è meglio che resti a casa a curare prole marito cucina stiratura anziani? "Dimostrerà" che le donne sono più buone e generose, assolvono gratis a una mole di lavori che concentrati presso il domicilio le tengono occupate, sicché non avranno grilli per la testa. Come sosteneva nel '68 (tempo in cui avvenivano cose selvagge e le donne persino volevano l'autoderminazione!) una sociologa femminista: le donne erano solo il 10% della popolazione carceraria, perché erano già recluse a domicilio in una istituzione repressiva detta famiglia. Così caricate di fatiche e di incombenze da non avere tempo per pensare: e quindi non hanno nemmeno bisogno di andare a scuola a lungo. Per fare la donna di casa non è necessario andare a scuola a lungo, non servono lauree. |



